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La psicologia di comunità

La psicologia di comunità nasce negli Stati Uniti nel 1965, ma si è sviluppata in Italia a partire dalla seconda metà degli anni Settanta con la pubblicazione del primo libro (Francescato, 1977) che introduce questa disciplina nel nostro paese.

Sono 3 i concetti che dominano la psicologia di comunità degli anni Novanta:

1. l’empowerment,

2. l’auto e mutuo aiuto

3. il sostegno sociale.

Essi mediano tra il personale e il politico e possono essere capiti solo nell’interazione tra una persona e i suoi contesti.

Murrel definisce la psicologia di comunità la disciplina che studia le transazioni tra reti, popolazioni ed individui nei sistemi sociali, che sviluppa e valuta metodi di intervento per migliorare il rapporto persona-ambiente, che pianifica e valuta nuovi sistemi sociali e cerca di aumentare le opportunità psicosociali dell’individuo.

La psicologia di comunità cerca di capire le persone nei loro mondi sociali e di usare questa comprensione per migliorare la qualità della vita. Mira sia a capire che ad aiutare. Così è sia un’area di ricerca e un ramo dello studio accademico della psicologia, sia un ramo delle professioni d’aiuto. Sta in una posizione ponte tra la psiche e il sociale, il privato e il pubblico.

La psicologia di comunità sottolinea, in modo più evidente di altri approcci, la rilevanza del contesto sociale.

· si sposta dal trattamento verso la prevenzione;

· si basa sul rafforzamento delle competenze piuttosto che sulla rimozione dei deficit

· ha il suo focus sull’interazione fra persone e ambiente (approccio ecologico).

Al di là delle varie metodologie utilizzate la strategia principale della psicologia di comunità è quella preventiva, finalizzata ad evitare o ridurre la manifestazione del disagio, a favorire l’integrazione positiva e dinamica fra individuo e ambiente.

Per prevenzione primaria si intende anche promuovere attivamente il benessere psicofisico dell’uomo.

Uno strumento fondamentale della psicologia di comunità è la ricerca-intervento, definita come indagine che intende sia raccogliere conoscenze sia stimolare e verificare programmi di intervento all’interno di organizzazioni, servizi, comunità territoriali.

Polmonari e Zani offrono alcuni esempi di interventi attuati o attuabili in una prospettiva di comunità:

· impegnarsi nel funzionamento del lavoro in équipe

· partecipare alla programmazione generale del servizio

· promuovere e svolgere ricerche con possibilità di intervento a livello di popolazione o anche di sistemi ed organizzazioni.

· Socializzare conoscenze e abilità, anche fra non professionisti

· Fornire un sostegno al funzionamento di gruppi spontanei o informali, promuovendo la competenza.

· Progettare e realizzare interventi e strutture non solo di tipo assistenziale e secondo il principio di "biasimare la vittima".

Attualmente la psicologia di comunità trova nei concetti di sostegno sociale ed empowerment due nodi cruciali per visualizzare la promozione della società competente.

Bibliografia

Rivista REALTA’ E PROSPETTIVE in psicofisiologia, n. 8/9/10 luglio 1994

Edizioni scientifiche ASPIC

FONDAMENTI DI PSICOLOGIA DI COMUNITA’ (Francescano, Girelli, 1995)

La Nuova Italia Scientifica

OLTRE LA PSICOTERAPIA (Francescato, leone, Traversi, 1997)

La Nuova Italia Scientifica